La pasta della nonna Diva: la ricetta più "gnocca" e confortevole di sempre


È ufficialmente il mio comfort food ed è diventato, per diritto di nascita, anche quello dei miei nani. Ho due figli dolcemente diabolici e buoni intenditori di cucina; ma di loro e delle loro pretese palatali vi racconterò meglio un’altra volta. Questa pasta abita nel mio bagaglio personale da molto prima che io fossi cosciente di cosa significasse cucinare. L'ho ribattezzata "la pasta della Diva" perché sì, ho questo vizio: do il nome di chi me li ha fatti conoscere a tutti i piatti che entrano ufficialmente nello storico del mio ricettario.


La Diva era la mia nonna materna, un generale. Una donna severa, rigorosa, ma anche raffinata signora di campagna capace di raccogliere le uova nel pollaio con lo stile della Garbo. Mi ha praticamente cresciuta lei. Credo che preparasse questo piatto in mancanza di ingredienti, di tempo, di idee, o forse di tutte queste cose insieme. Ma in fondo, sono convinta che lo facesse perché sapeva che, per me, quel piatto sarebbe stato un regalo graditissimo.

Per la precisione lei usava le mezze maniche. C’era un rito preciso, un gioco, nel mangiarle: andavano raccolte una ad una infilandole nei rebbi della forchetta, guai a infilzarle! Io oggi raramente le compro, non so esattamente perché. Va bene qualsiasi tipo di pasta corta, a mio avviso e a quello dei nani, purché si rispetti la materia prima, un campo dove non transigo e non accetto compromessi, specialmente quando gli ingredienti sono così nudi. Serve un burro ricco, dolce, profumato, di quelli che appena li scarti senti l’odore della panna fresca e del fieno. E poi sua maestà il Parmigiano Reggiano, un 24 mesi sapido al punto giusto, capace di dare struttura senza coprire la dolce grassezza del burro.

Ma il segreto, vi dirò, è la mantecatura, il tocco da chef che mia nonna maneggiava con la naturalezza della rezdòra, in barba a tecnica e definizioni (prossimamente approfondirò anche l'argomento rezdòra).

La magia avviene in padella. La pasta va scolata un minuto prima ma non completamente, deve restare un po' di acqua che si lega al burro per terminare la cottura. Infine a fiamma spenta si aggiunge e mescola una generosa nevicata di Parmigiano : sciogliendosi andrà a legarsi con il burro formando quella vellutata cremina che potrei mangiare a cucchiaiate fino allo svenimento.

È un piatto fatto di niente, ma quel niente deve essere perfetto. È silenziosa, modesta e rassicurante, per ogni volta che il mondo fuori corre troppo forte e non si sa esattamente di cosa si ha voglia. O si ha il frigo vuoto... perchè (almeno qua a casa Buendìa) burro, Parmigiano e pasta non mancano mai!  



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